"Rivoluzione tra i fornelli.
Tradizione culinaria e nuova
cucina a confronto per trovare
le nuove ricette afrodisiache.
Tartufo ed aragosta in gara con
mirto e gelsomino…ma alla fine
vince la spigola al limone di
TUTTI A TAVOLA APPASSIONATAMENTE di Francesca Izzo
"Di tutti e sette i vizi capitali la gola è l’unico che ne abbia conservata la forma: la scuola borbonica."
...
I nuovi sapori dell’eros
tentazione (il cibo), il peccato (mangiare), il senso di colpa (depressione post dieta), il pentimento (la dieta). In un’epoca, la nostra, della cura del corpo ad ogni costo, il cibo diventa una vera e propria trasgressione anche se per il goloso non c’è solo l’inferno. Anzi. Un buon pasto può portare alla felicità, rinvigorendo il fisico, ravvivando lo spirito,l’arguzia intellettuale e la voglia di fare l’amore. Sesso e cibo da sempre vanno d’accordo. In molti dialetti regionali il nome dei cibi sono sinonimo degli organi sessuali. Ad esempio il “cefalo” in napoletano, la “pizza” e il “panzerotto” in barese, la “passera” in Romagna. Allora mettete una sera a cena un ricettario immorale e il gioco è fatto. A Trastevere (piazza San Giovanni della Malva,2- tel.06/5895640-06/5814024) intellettuali e politici si dilettano a scegliere piatti della cucina napoletana da “Monzù Vladi ”gustando la “dolcetta”, nome preso a prestito da D’Annunzio, che così chiamava il sesso femminile, un cestino di formaggio, riso e frutti di mare, che oltre a soddisfare occhi gola accende di passione coppie innamorate. Torniamo a noi:tartufi e faraona aiutano ancor’oggi a tessere trame amorose mentre la leggenda dei frutti di mare gode di tutta la sua virtuale tradizione. Bevendoci su del buon vino. Qualcuno si è inventato persino che esistono cibi afrodisiaci. Qualche altro ha fatto notare che i cibi più afrodisiaci sono quelli più costosi: ostriche, aragoste, tartufi, champagne. Che millesime lo champagne è so molto più efficace. Che l’astice, ormai allevato nei vivai, non è così afrodisiaco come l’aragosta. Ma il costo del cibo è relativo. I coloni del New England si adattavano a farcire il tacchino con le ostriche, i contadini poveri del Varesotto, quando era stagione, si riempivano la pancia di asparagi selvatici e quelli di Ciociaria di fave e pecorino. E ogni anno un figlio benediva la casa. A Cuba l’aragosta, per chi ha in tasca la tredicesima convertita in dollari, non costa cara. E conserva tutto il suo effetto afrodisiaco. Esattamente come la bistecca, che sembra ritornata di moda dopo la parentesi triste di mucca pazza. Da noi si pecca di gola per peccare meglio a letto,rivoluzionando la tavola. E’ di scena la nuova cucina: biologica, etnica, salutista, fantasiosa, esotica, purché diversa. E via allora con le marmellate di mirto e di gelsomino, le pizze più bizzarre, il sushi e il kebab. Si pretendono le carte delle acque minerali, ci si abbandona alle suggestioni dei fiori cucinati, si familiarizza con il ginseng, il tè verde e l’acerola. Sparisce il caffè espresso e trionfa il più blando caffè all’americana. Nuovi prodotti e nuovi sapori per dare un ricco contributo alla cultura del cibo funzione erotica. Gli effetti? Tutti da provare. E se la chimica di per sé non è completamente in grado di spiegare la scienza del sesso,tra l’altro perché il sesso è forse l’unica attività umana che rifiuta le spiegazioni empiriche, ecco che in aiuto arriva la tradizione. Tradizioni antiche come l’uomo legano l’esperienza commestibile a quella erotica e attraverso la mediazione di magìa, medicina e scienza hanno tentato più volte di dimostrare la natura afrodisiaca di certi piatti. Di qui la complicità di seduzioni e affanni d’amore della melagrana, l’effetto fuoco del peperoncino, i simboli di sessualità esplicita come l’asparago e il fico, la pesca e il tortellino, il fascino della conquista suggerita dal tartufo e dall’aragosta. E per non dire della cioccolata .Che sconfigge alla grande il camembert nelle trasgressioni da tavola. Ma noi, più legati alla tradizione e a tanta buona letteratura, vi consigliamo la polenta gialla e le rane della Padania, quelle rane bruttarelle che sono però un concentrato di cantaridina, miracolosa sostanza di cui si dice abusasse il marchese de Sade che tanto smentire non può. Garantiti gli spaghetti alle cozze di scoglio e una spigola alla crema di limone, immancabilmente di Sorrento, come consigliano Franco e Lelio del sopra ricordato ristorante borbonico trapiantato nella Roma di Trastevere. A questo punto peccare è un dovere.".
W U Z n. 1 – Febbraio 2007appuntamenti A TAVOLA REGIONALE
La dolcetta di Monzu' Vladi'
La dolcetta di Monzu' Vladi' I monzu' erano i cuochi dei re delle Due Sicilie e Vladi' era rinomato cuoco del 700. Dalla riscoperta dell' antica gastronomia partenopea e' nato il ristorante Monzu' Vladi' . Si possono assaggiare ricette attinte alla tradizione settecentesca, come la pasta patate e provola, o la dolcetta, un risotto alla pescatora servito in un cestino di formaggio. Prezzo medio 65 mila lire, vini esclusi. (D. N.). MONZU' VLADI' , piazza S. Giovanni della Malva 2, Roma, Tel. 06.58.95.640. Chiuso la domenica sera e il Martedì' .