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Napoli Greco-Romana
Le origini della città di Napoli affondano nella leggenda. La protagonista è la Sirena Partenope, creatura mitica e affascinante che per secoli ha avuto le fattezze di un uccello dal soave volto di fanciulla. Contro l'Isola delle Sirene, che alcuni identificano con l'isoletta de "Li Galli" di fronte alla costa di Positano, le navi nell'antichità andavano a schiantarsi, perche i marinai ammaliati e sconvolti dall'irresistibile canto delle sue abitatrici, che erano appunto delle Sirene, perdevano il controllo di se e delle navi. Solo Ulisse, l'eroe di Itaca, riuscì a cavarsela imponendo alla ciurma di turarsi le orecchie con grumi di cera e facendosi legare all'albero maestro del suo fragile scafo, salvando la nave e l'equipaggio da un disastroso nubifragio. Dalle notizie storiche si sa che i Greci si insediarono a Napoli per tappe successive. Nel IX sec. a.C. si insediarono nell'isola di Pithecusa (Ischia), nel secolo successivo si insediarono a Cuma e solo nel VI sec. a.C. fondarono Partenope sull'isoletta di Megaride, che in seguito si estese sul Monte Echia (la collina di Pizzofalcone), più che una città un centro commerciale. Nel 470 i Cumani fondarono una vera e propria città nella zona orientale (l'attuale centro antico) a cui dettero il nome di Neapolis (città nuova) per distinguerla da Palepolis (città vecchia). L'assetto urbanistico di Neapolis ripeteva il tracciato ippodameo delle città greche definito da cardi e decumani, i primi più stretti orientati in direzione nord-sud i secondi più larghi in direzione est-ovest, tracciato questo ancora leggibile percorrendo Via dei Tribunali e Via Benedetto Croce, Decumano Superiore e Via San Biagio dei Librai, Decumano Inferiore. Napoli con lo stupendo scenario circostante attirò anche molti intellettuali come Cicerone, Orazio e Plinio il Vecchio, che documentò la terribile eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano. A Napoli abitò Virgilio, grande poeta della romanità, che si stabilì nella ridente Mergellina dove ora si trova la cosiddetta Tomba di Virgilio e la vicina Tomba di Leopardi. Napoli Medioevale Nell'alto medioevo la città rimane compresa all'interno della murazione realizzata sotto l'impero di Valentiniano III (450-455), murazione allargata solo per brevi tratti ad includere la Chiesa del Gesù, parte del convento di Santa Chiara, i Palazzi limitrofi, la Chiesa di Santa Maria La Nova e di San Giovanni Maggiore. Si costruiscono i primi cimiteri cristiani dell'Italia Meridionale di cui sono testimonianza le catacombe intitolate a San Gennaro e a San Gaudioso. La storia ecclesiastica locale tramanda che l'imperatore Costantino abbia fondato la basilica che nell'VIII secolo fu intitolata a Santa Restituta. Particolare interesse esercitano le absidi delle basiliche fondate dal vescovo Severo alla fine del IV secolo: quella di San Giorgio Maggiore e quella dedicata a San Gennaro, comunicante con le sottostanti catacombe dedicate allo stesso Santo. Di questo periodo è il Battistero di San Giovanni in Fonte, identificato con l'edificio battesimale fondato dal vescovo Sotero nella seconda metà del V secolo. Del IX secolo è infine il piccolo campanile di Santa Maria Maggiore, testimonianza isolata dello stile architettonico lombardo. Periodo Normanno-Svevo Dopo essere stata ducato bizantino autonomo, Napoli nel IX secolo fu conquistata dai Normanni. Lo sviluppo urbano interessò la zona dell'entroterra con la costruzione di Castel Capuano e la zona pianeggiante del porto con l'ampliamento di Castel dell'Ovo, divenuto reggia di Ruggero II. Periodo Angioino e Aragonese Nel 1266 Carlo I d'Angiò trasferì la capitale del Regno di Sicilia da Palermo a Napoli, avviando un fecondo periodo di rinascita civile per la città. La cinta muraria fu ampliata: da Castel Capuano le mura inclusero le chiese di Sant'Eligio e dell'Egiziaca a Forcella, la zona del Mercato, Santa Maria La Nova, la zona su cui in seguito sorse il Palazzo Orsini di Gravina, la zona dell'attuale Piazza del Gesù, la Via San Sebastiano fino a Port'Alba. Carlo I in particolare si occupò di opere pubbliche, tra le quali il prosciugamento e la sistemazione delle aree paludose a nord-est della città e la ristrutturazione dell'Acquedotto Campano. Trasferì il Mercato e le attività artigianali annesse dal centro antico, nei pressi della Chiesa di San Lorenzo, nella zona sud-orientale. Nel 1279 ebbe inizio l'edificazione di Castel Nuovo. L'architettura religiosa del periodo angioino annovera chiese come San Lorenzo Maggiore, già edificata sull'area della basilica romana, le chiese di San Domenico, di San Pietro a Maiella, di Santa Chiara, di Santa Maria Egiziaca, di San Gregorio Armeno, di Donna Romita e di Donnaregina. Gli Angioini importarono in Napoli architettura e oreficeria francese, tessuti e oggetti vari. In pittura ebbero il merito di invitare a Napoli i maestri rappresentativi delle maggiori scuole pittoriche italiane: Pietro Cavallini da Roma, Simone Martini da Siena, Giotto da Firenze. Testimonianza dell'attività della scuola romana in Napoli è il grande ciclo di affreschi nella Chiesa antica di Santa Maria Donnaregina. Della triennale attività di Giotto (1329-1332) restano solo frammenti nella cappella di Santa Barbara in Castel Nuovo. Testimonianze della scuola pittorica sviluppatasi durante il regno di Giovanna I si hanno nella Chiesa dell'Incoronata e nella Cappella Barrese in San Lorenzo. Il passaggio dalle forme tipiche napoletane alla fiorita decorazione dell'architettura catalana del XV secolo nella metropoli aragonese è determinato da Guglielmo Sagrera, architetto della Sala dei Baroni in Castel Nuovo e autore probabilmente dell'intera ricostruzione quattrocentesca del castello, prima dell'introduzione delle forme italiane rinascimentali. Il Viceregno Spagnolo Nel XVI secolo Napoli diventa capitale del vicereame spagnolo. Don Pedro Alvarez de Toledo, vicere dal 1532 al 1553, amplia la cinta muraria della città aumentando di un terzo la superficie urbana. Le mura sul lato occidentale giungono fino alla fortezza di Castel Sant'Elmo, ricostruita con l'inclusione del Belforte angioino. L'edificazione si sviluppa lungo l'asse stradale costituito dalla nuova Via Toledo. Sei strade parallele a Via Toledo, interrotte da una serie di strade ortogonali confluenti sulla stessa strada, definiscono una zona di alloggi militari, corrispondente all'attuale quartiere di Montecalvario che conservò funzione residenziale popolare. La costruzione di residenze patrizie nel centro antico e all'esterno della cinta muraria conferì alla città un equilibrio tra domanda abitativa ed edilizia di lusso e di quella popolare: i palazzi Orsini, Marigliano, Corigliano rappresentano interessanti documenti dell'edilizia civile rinascimentale. Di Giuliano da Maiano resta la grandiosa Porta Capuana. Si realizza l'Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona in Castel Nuovo il cui progetto da alcuni è attribuito a Luciano Laurana, e da alcuni è attribuito a Guglielmo Sagrera. Gli organismi architettonici del quattrocento si possono racchiudere nel Palazzo di Diomede Carafa a San Biagio dei Librai e nel Palazzo Cuomo in Via Duomo. Successivi sono il Palazzo Gravina oggi sede della Facoltà di Architettura, e la Chiesa di Santa Caterina a Formiello. Donatello e Michelozzo mandano marmi a Napoli per il sepolcro del Cardinale Brancaccio nella Chiesa di Sant'Angelo a Nilo. Alla Chiesa di Monteoliveto manda l'ultima sua opera Antonio Rossellino e vi lavorano anche Guido Mazzoni da Modena e Benedetto da Maiano. Napoli del '600 In questo periodo l'Erario è impegnato a finanziare l'edilizia di lusso dei patrizi, l'edilizia religiosa la realizzazione del nuovo Palazzo Reale, del cui progetto si occupò Domenico Fontana, e del Palazzo degli Studi (ora Museo Nazionale). Anche a Posillipo sorsero palazzi signorili, tra i quali il Palazzo Donn'Anna di Cosimo Fanzago, che riproposero la destinazione residenziale riservata alla collina di Posillipo anche dai Romani. In questo periodo fioriscono numerose chiese: San Paolo Maggiore, SS. Apostoli, S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone, ad opera di Francesco Grimaldi. Cosimo Fanzago progetta le Chiese dell'Ascensione a Chiaia, di Santa Maria degli Angeli alle Croci, di San Ferdinando, di San Giorgio Maggiore, di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, della Sapienza, di S. Teresa a Chiaia, di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone ed il Palazzo Maddaloni. Tutte opere che testimoniano l'interpretazione del barocco a Napoli, recepito più nel suo aspetto esteriore che nella concezione spaziale, virtuosismo decorativo e preziosismo cromatico. Verso le nuove forme espressive del barocco è orientato anche Fra' Nuvolo, autore della Chiesa di Santa Maria alla Sanità e di S. Sebastiano. L'architetto Arcangelo Guglielmelli continuò ad esprimersi in forme più scenografiche e fantastiche, tra cui si ricordano San Giuseppe dei Ruffi e la Biblioteca dei Girolamini. Nel 1607 è a Napoli Michelangelo Merisi da Caravaggio che ha lasciato magistrali dipinti al Pio Monte di Misericordia e a San Domenico Maggiore. Napoli nel '700 La dominazione austriaca, dal 1707 al 1734, ebbe luogo in una città provata dall'epidemia del 1691 in stasi economica e in mano allo strapotere delle gerarchie ecclesiastiche. Le condizioni della città erano ancora più gravi quando nel 1734 agli Asburgo succedette Carlo III di Borbone. Il nuovo sovrano impose immediatamente la tassazione anche ai beni della Chiesa, in modo da rimpinguare le risorse dell'Erario. Carlo III incoraggiò la realizzazione delle "manifatture", favorì la ripresa del commercio, la realizzazione di opere infrastrutturali (opere stradali, portuali, ecc.), la sistemazione della viabilità urbana, attestata dalla pianta della città disegnata da Giovanni Carafa duca di Nola, con l'indicazione delle nuove direttrici dello sviluppo urbano verso Via Foria, Capodimonte e la zona di Torre del Greco e l'ampliamento dei Granili. Il prestigio della dinastia si consolidò con la costruzione di grandi opere quali il Teatro San Carlo, progettato dal Medrano e inaugurato nel 1737, la Reggia di Capodimonte, progettata pur essa dal Medrano, il Reale Albergo dei Poveri opera di Ferdinando Fuga, autore anche della facciata della Chiesa dei Girolamini e dei palazzi Giordano e Caramanico, la caserma di cavalleria al ponte della Maddalena di Luigi Vanvitelli, i palazzi di Ferdinando Sanfelice ai Vergini, il Palazzo Serra di Cassano, la Chiesa di S. Maria delle Periclitanti a Pontecorvo. Luigi Vanvitelli progetta Palazzo d'Angri, la Chiesa dell'Annunziata, la Chiesa dei Padri della Missione, il Foro Carolino. Le opere del periodo borbonico conferiscono alla città una dimensione europea. Napoli nell'800 Agli inizi dell'800 Giuseppe Bonaparte continuò la realizzazione di opere infrastrutturali cominciata da Ferdinando, fece costruire una larga strada che dal Museo conduceva alla Reggia di Capodimonte, che con un viadotto scavalcava la valle della Sanità, inaugurata nel 1810 da Murat. Murat promosse la realizzazione dell'Orto Botanico, dell'Osservatorio Astronomico e l'allargamento di Via Foria e il prolungamento di Via Posillipo, le nuove direttrici dello sviluppo urbano. Con il ritorno a Napoli di Ferdinando I si iniziò la costruzione del Foro Ferdinando, oggi Piazza del Plebiscito con sullo sfondo la Chiesa di San Francesco di Paola, il Palazzo di San Giacomo per i ministeri, si completò la strada di Bagnoli e fu incaricato Antonio Niccolini di ricostruire il Teatro San Carlo distrutto da un incendio. Ferdinando IV fece completare la Via Posillipo fino a Bagnoli e fece realizzare la Villa Reale, l'odierna Villa Comunale, lungo la Riviera di Chiaia. Il turismo all'epoca subì un notevole incremento, con circa 8000 presenze annuali. Ferdinando II fece allargare la Via Costantinopoli, fece sistemare la Via del Piliero e costruire il Corso Maria Teresa, oggi Corso Vittorio Emanuele. Napoli Moderna Nel 1860 Napoli fu unita all'Italia, all'epoca contava circa 450.000 abitanti. I primi interventi pubblici significativi del ventennio successivo all'unità riguardarono l'allargamento di Via Duomo, antico cardine della città greco-romana, di Corso Garibaldi e di Via Caracciolo. Con l'opera di risanamento, iniziata dopo l'epidemia colerica del 1884, si realizzò lo sventramento delle aree urbane più congestionate, lungo la fascia del Rettifilo, corso Umberto I, e la realizzazione della quinta stradale rappresentata dai palazzi umbertini, oltre i quali i vicoli e i fondaci continuavano la loro funzione di contenitori di miseria. Nel 1891 con la funicolare si garantì il primo moderno collegamento con il Vomero, il quartiere della nuova espansione urbana. Tra le due guerre mondiali l'espansione urbana di Napoli fu notevole. Il quartiere Vasto, ubicato nei pressi della Stazione ferroviaria centrale, il quartiere Vomero e il rione Regina Elena a occidente, i quartieri Arenella e Materdei a nord, il quartiere di Fuorigrotta nella zona dei Campi Flegrei. Nel centro si continuò l'opera di risanamento con il quartiere Carità, la Via Diaz, i palazzi del ventennio fascista. Nella zona occidentale si realizzò il complesso della Mostra d'Oltremare. Durante la seconda guerra mondiale, negli anni 1943-44, la città soffrì notevoli distruzioni. visitate : http://it.viaggi.yahoo.com
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